Leopardi ce lo vedo a fare lo sniper

La vita scorre via in un attimo e senza che ce ne accorgiamo sentiamo il fiato gelido della morte che ci alita sulla nuca. E così arrivano i quattro cavalieri dell’apocalisse: il primo capello bianco, la prima ruga, la prima volta che ti danno del lei, la prima volta che chiami l’ascensore per fare un piano – in discesa. Poi, un giorno, realizzi che ci sono bambini nati dopo il 2000 e che magari fumano già. E allora capisci tre cose: che sei vecchio, che ti verrebbe voglia di dargli due schiaffi e che per questo ti senti ancora più vecchio. Inizi ad avere quella crisi da un quarto di secolo che ti porta a chiederti se ha usato bene il tuo tempo fin’ora. Aveva forse ragione tua mamma quando ti diceva: “non passare le giornate davanti alla tv”?

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Certo che aveva ragione! Così ti sei messo davanti al computer: videogiochi, internet e serie tv. Come si fa a non sprecare il proprio tempo con così tanti stimoli per distrarsi? Ce l’aveva facile Leopardi a studiare tutto il giorno, ai suoi tempi non c’era Call of Duty.

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Comunque, tutto per dire che oggi la scienza (concretizzatasi in un link passatomi da mia sorella) è finalmente in grado di dirci quanto tempo abbiamo sprecato, se non globalmente davanti al computer, almeno ci può dire quanto ne abbiamo trascorso guardando serie tv. Continua a leggere

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Ingress + Pokémon = ?

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Ingress lo conosciamo tutti, o perlomeno dovremmo. Il gioco-app a realtà aumentata sviluppato da Google per gli smartphone con android e di recente anche per gli iphone. I giocatori fanno parte di due fazioni opposte, Illuminati o Resistenza, e si fanno la guerra distruggendo e riconquistandosi i portali a vicenda. E allora si va in giro fisicamente per la città con il telefonino in mano e si ha accesso a questa dimensione altra in cui l’exotic matter fa da padrona e si sparano bombe e si deployano scudi.

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Realtà aumentata dunque. Smartphone + gps + connessione dati + mappe di google = quarta dimensione immaginaria. E certo: the big G sa tutto di tutti, gli spostamenti che facciamo cosa mangiamo e quando ci mettiamo le dita nel naso, ed eventualmente sa anche se le ultime due attività a volte coincidono (che fa bene). Ma io dico “chissene”, per ora non sono un criminale e la mia vita è tutto sommato noiosa, per cui che sappiano pure dove mi trovo e quali sono i mie gusti culinari ma che mi lascino evadere la realtà piena di sole e polline per rifugiarmi in un modo immaginario asettico in cui sparare bombe in libertà.

Ora facciamo un salto logico-temporale a una quindicina di anni fa quando per la prima volta installai l’emulatore del Game Boy sul computer (si, non ho mai avuto un GB) e davo il nome “Pincopallo” al mio personaggio e sceglievo Charmender dalle tre palle magiche (e un po’ transgeniche) del Professor Oak. Tutti abbiamo provato quell’esperienza di andare in giro per Pokemopoli e catturare pokemon, farli allenare, evolvere, combattere con altri allenatori, trovare oggetti rari, pokemon rarissimi e figheggiarsi con gli altri per Alakazam al 100.

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Ora, e dico ora. Seguitemi perché è importante. Continua a leggere

Ai caduti romani

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Sono dunque giunto in quel momento della vita in cui ci si chiede: “com’è caduto l’Impero Romano?”. Ognuno ha la sua risposta, ma quello che è certo è che tendiamo a trascurare la complessità dell’avvenimento e a ricondurre il tutto ad un unico fattore determinato dal proprio senso estetico. Quando studiamo a scuola e vediamo che a una certa (395, dopo la morte di Teodosio) l’impero si divide in Romano d’Occidente e Romano d’Oriente storciamo il naso e per noi, che sappiamo come va a finire, quella è un’avvisaglia di debolezza. Poi c’è il primo Sacco di Roma (410, ad opera di Alarico I re dei Visigoti) e lì diciamo: “ok, è finita, se sono arrivati a Roma…”. Quindi con Attila riceve il colpo di grazia: “pace, è stato bello. Adieu!” e cade definitivamente (476, Odoacre depone Romolo Augusto).

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Ma perché è caduto? Qual è stata la causa debilitante? Cos’è successo da quando l’esercito romano sbaragliava i barbari in scioltezza come nelle scene iniziali del Gladiatore a quando prendeva schiaffi da tutte le parti? Ognuno ha una risposta che alberga nel suo cuore. Chi dice sia stato il cristianesimo che ha ingentilito gli animi guerrieri dei soldati, chi dice la corruzione, guerre civili, regnanti incapaci, mancanza del sistema metrico decimale, burocrazia troppo lenta, barbari, impero scuolaeducazionePersiano. Io, a differenza della marmaglia, mi sono letto un libro (Peter Heather, La caduta dell’Impero Romano) che analizza il fenomeno alla luce di nuovi elementi storiografici – da notare lo spessore che mi fa guadagnare la mia seconda “stellina scuola e educazione”.

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 Ovviamente la risposta non è una sola, è un agglomerato di quelle elencata sopra, tutte tranne il cristianesimo. Heather si spreca abbastanza nel confutare la tesi di Gibbon secondo cui “il Cristianesimo creò la certezza che una migliore vita sarebbe esistita dopo la morte e che questa idea portò i cittadini romani ad una indifferenza circa la vita terrena, che indebolì il loro desiderio di sacrificarsi per l’Impero”.

Però. C’è un “però”. Continua a leggere