Venuto al mondo

Venutoalmondo

La verità è che ho scelto, e Diego lo sa. Non me ne sarei mai andata a mani vuote. Ma adesso ho questo pacco da consegnare al mondo. Mi sto portando via la parte migliore di lui, la vita nuova, quella che nessun dolore ha sporcato. E mi sembra di vedere il suo sorriso. Mi schiaccio contro l’unica fessura da cui si vede fuori. L’aereo si sta muovendo. […]Il suo viso giovane, spolpato come quello di un vecchio, guarda questo C130 che muove le sue ruote nel nevischio. Guarda noi, quello che sta perdendo. E’ rimasto a terra, in quella terra sporca. E non saprò mai se quel passaporto è davvero caduto nella neve.

La genesi. Di un figlio, Pietro. Del desiderio di averlo, dell’attesa che prima si fa speranza, poi timore e infine acceccata perseveranza. Prima ancora, la genesi di una donna e di un uomo. Della storia che li lega, prima nei pensieri, poi nelle azioni e in ultimo in quel bambino che non sa arrivare. Di Sarajevo, città-destino di queste vite,  città che muore nella guerra dei primi anni 90 e che risorge negli occhi di questa madre che fa ritorno sedici anni dopo in quel posto che  le ha dato tutto e che le ha tolto tutto.

Venuto al mondo. Un libro che accoglie e poi imprigiona, un libro vero fino all’accesso, che immedesima, emoziona, sospinge ognuno di noi verso questa storia semplice e difficile, imperfetta, nitida, che si svela tra il presente e il passato, catturando inevitabilmente.

Una storia e una scrittura capaci di evocare un sentimento umano primitivo, indefinibile e irriconoscibile, ma fermamente presente. Lo si sente nel vuoto lasciato dalle 529 pagine che si divorano, senza accorgersene. Si percepisce ma non si può afferrare. Eppure lo si sente che, in qualche modo, qualcosa di nuovo viene al mondo anche in ciascuno di noi.

E’ stato buono fino al decollo, finché è rimasto in basso nel grembo della guerra, immobile come se non fosse mai nato… come se sentisse che anche solo un vagito avrebbe potuto costargli la vita. E ora finalmente può nascere, a novemila metri, nel cielo, dove i missili non possono raggiungerci. E allora piange, si fa sentire, reclama attenzione. Tra sedici anni, quando un suo amico gli chiederà perché è nato a Sarjevo, Pietro risponderà per caso, come quelli che nascono sugli aerei. E io mi fermerò senza respiro. Mi appoggerò a un armadio, al muro. E di nuovo sentirò il pianto di lui che nasce su questo C130, raggiunti i novemila metri.

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2 pensieri su “Venuto al mondo

  1. ciaietta ha detto:

    Ahahah, assolutamente si :)! Ma io e Natopigro concordavamo sul fatto che come account, letto e non pronunciato, suonasse meno bene.. E poi Ciaiolla è appunto il mio “vero” nome, su internet si va in incognito ;)!

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