Allacciate le cinture che vi cadono i pantaloni

vita

Controllare se si è pestata una cacca con movenze aggraziate è impossibile come far recitare Francesco Arca e confezionare un buon film. Ferzan Özpetek, probabilmente il regista italiano (/che opera in Italia) più sopravvalutato di questi anni, ha però trovato anche altre strade per realizzare il film più brutto che ho visto quest’anno, “Allacciate le cinture”.

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“Quella! è una cinepresa?”

La storia è quella di una che si innamora di un toro la cui unica abilità è quella della fornicazione, dopo 10 anni di matrimonio e due figli si accorge improvvisamente che l’unica cosa che sa fare sua marito è -colpo di scena- fornicare, con altre donne. Poi lei si ammala, cancro al seno, sta male, è brutta piange e perde i capelli (o meglio si mette una bandana in testa) e come può redimersi il marito se non facendosela pure sul letto di ospedale? Questa è grossomodo la trama del film, già di per sé misera ma sviluppata peggio. Ad alimentare lo scempio intervengono, tra le altre cose, la penosa scritta in sovraimpressione “10 anni dopo” per introdurre il flashforward e un pessimo costumista che non riesce a rendere per niente l’idea del trascorrere del tempo. Ecco, di solito non si parla del truccatore/costumista, ma in questo caso è giusto citarlo con nome e cognome per la peculiarità del suo lavoro: Alessandro Lai. Che faccia dell’altro: piastrellista, deltaplano, cuoco per cani, qualsiasi cosa che lo tenga distante da un set cinematografico in futuro.

Passiamo al cast. Oltre al già citato Francesco Arca che a quanto pare è un tronista (qualsiasi cosa voglia dire) e non è che ci potesse aspettare più di questo, parliamo della protagonista: Kasia Smutniak. Una bella figliola, per carità, me la ricordo recitare così bene in Caos Calmo quando il suo unico ruolo consisteva nel portare a spasso un cane per il parco. Ma ecco, basta. Non fategli fare la parte drammatica perché è tanto caruccia in viso quanto monoespressiva. E poi basta. Basta. Basta con Carla Signoris, con la sua scollatura molla in mezzo all’inquadratura e la sua voce insopportabile che le permette di fare solo il ruolo (e fa sempre quello) della signora esaurita di mezza età. Continua a leggere

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