Il buio oltre le stelle

Non conosco nessuno che non trovi affascinante ed emozionante la visione del cielo stellato.
Anche la persona più pratica e disincantata, se messa nelle giuste condizioni (una notte limpida, in un posto lontano da luci artificiali) alzerà istintivamente lo sguardo verso la volta celeste e si sentirà attraversata da una corrente di sensazioni e pensieri.

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E’ questo l’incipit di una delle storie più affascinanti, misteriose e appassionanti che si possano raccontare: quella del cielo. Palcoscenico di infiniti – è proprio il caso di dirlo – spettacoli della natura, a sipario sempre alzato ogni giorno, anzi ogni notte, per noi. Uomini e donne. Che in qualsiasi tempo, in qualsiasi epoca, siamo stati ammaliati dalla sua bellezza enigmatica, incuriositi dalla sua natura imperscrutabile, attratti dal superbo desiderio di esplorarlo e conoscerlo.

Il buio oltre le stelle racconta proprio questo, l’uomo davanti al cielo. Dalle primissime osservazioni astronomiche fino alle scoperte astrofisiche più recenti, passo dopo passo, ipotesi dopo ipotesi, teoria dopo teoria, attraverso osservazioni, esperimenti,  dimostrazioni, confutazioni, tentativi, discussioni.  Continua a leggere

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Dizionario delle cose perdute

Il tubetto di una volta si schiacciava, partivi dalla fine e lo arrotolavi come un tubetto di colore da pittore, come un tubetto di conserva che comprimi col manico di un cucchiaio per cavarne fino all’ultima stilla. Poi è bello il tubetto arrotolato, è segno di un epoca, della mia giovinezza. Vi prego, posso pagarlo anche qualche euro in più, ma ridatemi un tubetto di dentifricio come quelli del tempo che fu.

Un enciclopedia della nostalgia. Di qualcosa che è stato e che non è più. Che i nostri genitori -o per qualcuno sarà già il caso di dire ‘nonni’ (?)- hanno visto, conosciuto, posseduto, usato, vissuto e che noi, invece, non abbiamo conosciuto (quasi) mai. Qualcosa lo abbiamo intravisto. Qualcosa no -o meglio non proprio perchè in fondo quasi ci sembra di averlo incrociato per quanto e per come c’è stato raccontato da nonni, prozii e vecchi di paese-. Ma qualcosa ci è completamente ignoto.. O perchè proprio non lo abbiamo nemmeno mai sentito o perchè, se anche c’è stato raccontato, è qualcosa di talmente distante da ciò a cui siamo abituati che ci è impossibile immaginarlo davvero.. un esempio su tutti: fumare al cinema!

 

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Un vero e proprio dizionario, come dice il titolo. Non un romanzo o un saggio o un racconto. Nulla che vada letto in un ordine prestabilito o tutto insieme. Piuttosto un enciclopedia, da consultare, in ordine sparso, qualche volta, ad intervalli di tempo irregolari. Magari tornando a leggere alcune voci più volte, magari alcune non leggerle mai.  Continua a leggere

Saving Mr. Banks

Aria di rivoluzione (per i miei standard). Anzitutto il ritardo nella pubblicazione: il ‘primo’ di ogni mese per ottobre è diventato il ‘terzo’… è andata così, ma anche per cause di forza maggiore, per cui posso farmene una ragione. Poi, l’argomento della recensione: nella rubrica LIBeRI stavolta non un libro ma un film. Questo diversivo, solo al secondo articolo della rubrica, ho fatto fatica a concedermelo; tuttavia un giorno qualcuno mi ha detto che bisogna recensire ciò che si sente di dover recensire e ci ho creduto, per questo alla fine mi sono convinta ad attingere dal cinema stavolta. In particolare perchè il film in questione parla di un libro che poi divenne film e forse un pò cartone, trasformandosi in una delle pellicole più belle, classiche e intramontabili firmate Walt Disney: Mary Poppins.

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Saving Mr. Banks merita di essere visto da tutti: da chi Mary Poppins l’ha amata e da chi l’ha detesta, dagli eterni sognatori che anelano a film di questo tipo,  agli scettici (probabilmente la maggior parte dei lettori di questo blog) che si staranno chiedendo perchè stia recensendo a questo pubblico un film così. Perchè vi piacerà, che lo ammettiate o no.

Quella che vi sarà raccontata è la (vera) storia dell’epilogo del rapporto intercorso tra Pamela L. Travers e Walt Disney:  lei è l’autrice del libro che lui vuole rendere film; lei è la donna che per vent’anni si rifiuterà di vendergli i diritti, lui l’uomo che per vent’anni, ogni anno, glielo richiederà; lei è quella che a un certo punto accetterà di parlarne ma alle sue condizioni, lui quello che saprà assecondarla con delicatezza, indagare fino a comprendere il significato di tante riserve e a dipanare la sua reticenza. Continua a leggere

Venuto al mondo

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La verità è che ho scelto, e Diego lo sa. Non me ne sarei mai andata a mani vuote. Ma adesso ho questo pacco da consegnare al mondo. Mi sto portando via la parte migliore di lui, la vita nuova, quella che nessun dolore ha sporcato. E mi sembra di vedere il suo sorriso. Mi schiaccio contro l’unica fessura da cui si vede fuori. L’aereo si sta muovendo. […]Il suo viso giovane, spolpato come quello di un vecchio, guarda questo C130 che muove le sue ruote nel nevischio. Guarda noi, quello che sta perdendo. E’ rimasto a terra, in quella terra sporca. E non saprò mai se quel passaporto è davvero caduto nella neve.

La genesi. Di un figlio, Pietro. Del desiderio di averlo, dell’attesa che prima si fa speranza, poi timore e infine acceccata perseveranza. Prima ancora, la genesi di una donna e di un uomo. Della storia che li lega, prima nei pensieri, poi nelle azioni e in ultimo in quel bambino che non sa arrivare. Di Sarajevo, città-destino di queste vite,  città che muore nella guerra dei primi anni 90 e che risorge negli occhi di questa madre che fa ritorno sedici anni dopo in quel posto che  le ha dato tutto e che le ha tolto tutto.

Venuto al mondo. Un libro che accoglie e poi imprigiona, un libro vero fino all’accesso, che immedesima, emoziona, sospinge ognuno di noi verso questa storia semplice e difficile, imperfetta, nitida, che si svela tra il presente e il passato, catturando inevitabilmente. Continua a leggere

La panna montata

LATTE+HD si tinge di rosa con una nuova rubrica. Dopo una attenta analisi statistica abbiamo notato che la stragrande maggioranza delle visite al blog è dovuta al tag “francesco arca nudo”. Pertanto, a seguito di una accesa riunione in redazione, si è deciso di assecondare il volere del pubblico sovrano e istituire una rubrica indirizzata al gentil (e direi anche affamato) sesso. “Tra mascara, paillettes e tori da monta”, questo è il titolo della nuova rubrica; un paradiso dell’estrogeno che tratterà temi quali gossip, nuove tendenze e approfondimenti monotematici sulle razze bovine dedite alla riproduzione quali ad esempio il Chanchim brasiliano, il toro de Lida spagnolo o il Romagnolo italiano.

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Ovviamente è quasi tutto falso. Il tag più cercato è il sempiterno “tette” e Maria De Filippi non ha alcun potere in questo blog. Però, c’è un però. La rubrica nuova esiste, il titolo è ancora un mistero, ma sappiamo che sarà tenuta da una matematica -giusto per rialzare un po’ gli standard- a cadenza maniacalmente mensile e proporrà la recensione di un libro nuovo ogni volta. Buona lettura quindi.

Ai caduti romani

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Sono dunque giunto in quel momento della vita in cui ci si chiede: “com’è caduto l’Impero Romano?”. Ognuno ha la sua risposta, ma quello che è certo è che tendiamo a trascurare la complessità dell’avvenimento e a ricondurre il tutto ad un unico fattore determinato dal proprio senso estetico. Quando studiamo a scuola e vediamo che a una certa (395, dopo la morte di Teodosio) l’impero si divide in Romano d’Occidente e Romano d’Oriente storciamo il naso e per noi, che sappiamo come va a finire, quella è un’avvisaglia di debolezza. Poi c’è il primo Sacco di Roma (410, ad opera di Alarico I re dei Visigoti) e lì diciamo: “ok, è finita, se sono arrivati a Roma…”. Quindi con Attila riceve il colpo di grazia: “pace, è stato bello. Adieu!” e cade definitivamente (476, Odoacre depone Romolo Augusto).

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Ma perché è caduto? Qual è stata la causa debilitante? Cos’è successo da quando l’esercito romano sbaragliava i barbari in scioltezza come nelle scene iniziali del Gladiatore a quando prendeva schiaffi da tutte le parti? Ognuno ha una risposta che alberga nel suo cuore. Chi dice sia stato il cristianesimo che ha ingentilito gli animi guerrieri dei soldati, chi dice la corruzione, guerre civili, regnanti incapaci, mancanza del sistema metrico decimale, burocrazia troppo lenta, barbari, impero scuolaeducazionePersiano. Io, a differenza della marmaglia, mi sono letto un libro (Peter Heather, La caduta dell’Impero Romano) che analizza il fenomeno alla luce di nuovi elementi storiografici – da notare lo spessore che mi fa guadagnare la mia seconda “stellina scuola e educazione”.

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 Ovviamente la risposta non è una sola, è un agglomerato di quelle elencata sopra, tutte tranne il cristianesimo. Heather si spreca abbastanza nel confutare la tesi di Gibbon secondo cui “il Cristianesimo creò la certezza che una migliore vita sarebbe esistita dopo la morte e che questa idea portò i cittadini romani ad una indifferenza circa la vita terrena, che indebolì il loro desiderio di sacrificarsi per l’Impero”.

Però. C’è un “però”. Continua a leggere