Non riesco a vedere i telefilm italiani, tranne Boris (e Un medico in famiglia)

Film "Boris"

Nella serie 6 o 7 o 31249 di “Un medico in famiglia” c’è un ragazzino che ha una cotta per Annuccia. Lei però non se lo fila perché è secchione e sfigatello; secchione in quanto ha gli occhiali e sfigatello perché a un certo punto gli arriva un sms e lui dice: “Non è nessuno, è solo un messaggio del mio operatore telefonico”. Più avanti ovviamente lui si toglie gli occhiali diventando un figo e si mette Annuccia. Questa è la fiction italiana, in uno dei suoi momenti di massimo splendore per altro. Un medico in famiglia, basato su un format spagnolo, ha fatto innumerevoli stagioni e macinato milioni di spettatori e le prime stagioni, devo dire, non erano neanche male considerato il pubblico a cui si rivolgevano. Ma tant’è: il meglio che sappiamo produrre lo copiamo e poi lo roviniamo con banalità, facendo dire “operatore telefonico” a un ragazzino e scoriandolando facce basite.

Signori, io mi scuso con tutti voi, ma questa fiction è veramente tremenda. – Renè

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The Newsroom, con Olivia Munn

The-Newsroom

Come confezionare un telegiornale che sia serio e professionale ma anche di successo? Da una parte dobbiamo problematizzare e interpretare le notizie nella loro complessità, dall’altra è necessario rivolgersi a un pubblico il più vasto possibile. Perchè? Per essere commercialmente competitivi come prima cosa, e quindi sopravvivere, ma anche per non negare a nessuno la possibilità di avere accesso a una informazione libera.

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Questo è il progetto della redazione di un telegiornale guidato dall’anchorman Will McAvoy ma, ad un livello precedente, è un progetto simile a quello di Aaron Sorkin, il produttore di The Newsroom. Stiamo infatti parlando di una serie tv che parla e approfondisce notizie politiche e di cronaca contemporanee. Difficile competere con Breaking Bad o Game of Thrones. Cosa mi guardo stasera? Walter White che spacca i culi, Daenerys Targaryen che fa sputare fuoco ai draghi o un approfondimento sulla campagna elettorale repubblicana del 2008?

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Hannibal: come mangiarsi una serie tv

ImageQuello sulla destra è Hannibal, splendidamente interpretato dallo sconosciuto Mads Mikkelsen. Quello sulla sinistra è un coglione. Il protagonista è quello quella sulla sinistra. Perché? Non ci è dato sapere.

“Will Graham [il coglione] è il più talentuoso profiler dell’FBI” e utilizza il suo surplus di neuroni specchio per attivare dei tergicristallo luminosi e immedesimarsi nell’assassino – ovviamente. Questo aiuta un mezzo capo dell’fbi, anonimamente interpretato da Morfeus, a fregarsene di quello che dice il coglione e risolvere i casi per i fatti suoi. E allora cosa succede? Succede che il coglione si immedesima troppo e sta male e fa delle smorfie e sviene e ha le visioni e suda e a noi non ce ne frega niente. Così Morfeus lo porta a farlo curare da Hannibal perché non può fare a meno dei suoi tergicristallo.

Due cose salvano a mala pena la serie e me la fanno guardare a tempo perso.

  1. Le scene del crimine. Realistiche, fantasiose e orripilanti (tipo questa).
  2. Hannibal. Personaggio interessante, finemente costruito, dall’esposizione dei piatti che cucina alla scelta suoi completi. Risulta reale.

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Gli altri personaggi sono attori che recitano. Non contribuisce a rendere più realistica la storia l’abilità dei personaggi di teletrasportarsi. Il coglione abita in una casa dispersa nella neve e puf! gli fanno visita tre volte al giorno tutti i personaggi. Poi puf! tutti sulla scena del crimine e puf! tutti nello studio di Hannibal. Puf! sala da pranzo, puf! obitorio puf! cascina sperduta nelle lande desolate di chissà quale stato nevoso in cui si concentrano tutti i serial killer più fantasiosi d’America.

Potevano fare una bella serie ma se la sono mangiata.