Modernamenti antichi

Facciamo polemica

Essere sempre costantemente al passo con i tempi, si sa, non è facile. Ora più che mai, si sente il peso delle continue scoperte e rivelazioni che giorno dopo giorno ci vengono proiettate volenti o nolenti nel nostro cervello. Parlo di qualsiasi cosa: oggetti, frasi, nuove terminologie e nuovi adattamenti. Ad esempio la moda del “selfie”: chi avrebbe mai detto che sarebbe diventato di uso comune e che mio padre un giorno si ritrovasse ad infilarcela in ogni sua frase. “Ce li facciomo du’ selfie? Co’ aglio olio e peperoncino?” – “No papà, smettila!”.

Perché gli adulti di oggi, vanno corretti. Altrimenti ci si ritrova con un genere umano confuso a varie fasce di età. Non bisogna mai darsi per vinti, è necessario insistere. Continua a leggere

Allacciate le cinture che vi cadono i pantaloni

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Controllare se si è pestata una cacca con movenze aggraziate è impossibile come far recitare Francesco Arca e confezionare un buon film. Ferzan Özpetek, probabilmente il regista italiano (/che opera in Italia) più sopravvalutato di questi anni, ha però trovato anche altre strade per realizzare il film più brutto che ho visto quest’anno, “Allacciate le cinture”.

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“Quella! è una cinepresa?”

La storia è quella di una che si innamora di un toro la cui unica abilità è quella della fornicazione, dopo 10 anni di matrimonio e due figli si accorge improvvisamente che l’unica cosa che sa fare sua marito è -colpo di scena- fornicare, con altre donne. Poi lei si ammala, cancro al seno, sta male, è brutta piange e perde i capelli (o meglio si mette una bandana in testa) e come può redimersi il marito se non facendosela pure sul letto di ospedale? Questa è grossomodo la trama del film, già di per sé misera ma sviluppata peggio. Ad alimentare lo scempio intervengono, tra le altre cose, la penosa scritta in sovraimpressione “10 anni dopo” per introdurre il flashforward e un pessimo costumista che non riesce a rendere per niente l’idea del trascorrere del tempo. Ecco, di solito non si parla del truccatore/costumista, ma in questo caso è giusto citarlo con nome e cognome per la peculiarità del suo lavoro: Alessandro Lai. Che faccia dell’altro: piastrellista, deltaplano, cuoco per cani, qualsiasi cosa che lo tenga distante da un set cinematografico in futuro.

Passiamo al cast. Oltre al già citato Francesco Arca che a quanto pare è un tronista (qualsiasi cosa voglia dire) e non è che ci potesse aspettare più di questo, parliamo della protagonista: Kasia Smutniak. Una bella figliola, per carità, me la ricordo recitare così bene in Caos Calmo quando il suo unico ruolo consisteva nel portare a spasso un cane per il parco. Ma ecco, basta. Non fategli fare la parte drammatica perché è tanto caruccia in viso quanto monoespressiva. E poi basta. Basta. Basta con Carla Signoris, con la sua scollatura molla in mezzo all’inquadratura e la sua voce insopportabile che le permette di fare solo il ruolo (e fa sempre quello) della signora esaurita di mezza età. Continua a leggere

Leopardi ce lo vedo a fare lo sniper

La vita scorre via in un attimo e senza che ce ne accorgiamo sentiamo il fiato gelido della morte che ci alita sulla nuca. E così arrivano i quattro cavalieri dell’apocalisse: il primo capello bianco, la prima ruga, la prima volta che ti danno del lei, la prima volta che chiami l’ascensore per fare un piano – in discesa. Poi, un giorno, realizzi che ci sono bambini nati dopo il 2000 e che magari fumano già. E allora capisci tre cose: che sei vecchio, che ti verrebbe voglia di dargli due schiaffi e che per questo ti senti ancora più vecchio. Inizi ad avere quella crisi da un quarto di secolo che ti porta a chiederti se ha usato bene il tuo tempo fin’ora. Aveva forse ragione tua mamma quando ti diceva: “non passare le giornate davanti alla tv”?

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Certo che aveva ragione! Così ti sei messo davanti al computer: videogiochi, internet e serie tv. Come si fa a non sprecare il proprio tempo con così tanti stimoli per distrarsi? Ce l’aveva facile Leopardi a studiare tutto il giorno, ai suoi tempi non c’era Call of Duty.

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Comunque, tutto per dire che oggi la scienza (concretizzatasi in un link passatomi da mia sorella) è finalmente in grado di dirci quanto tempo abbiamo sprecato, se non globalmente davanti al computer, almeno ci può dire quanto ne abbiamo trascorso guardando serie tv. Continua a leggere